martedì 10 maggio 2011

ELEZIONI A SALERNO E L'ELEMOSINA ELETTORALE
Dopo il comizio di sabato 7 maggio a mio modesto avviso i giochi, qualora vi fosse un flebile dubbio, sono più che segnati. Il sintomo era una Piazza Portanova stracolma non solo di militanti, ma soprattutto di amatori e simpatizzanti. Io c’ero e ci sono andato di proposito per ascoltare il Sindaco visto che ne scrivo in continuazione. Il palco lo tiene ed anche bene – a me ha ricordato l’Almirante di piazza della Concordia degli anni 70 – da tribuno ha avuto il coraggio di scendere in piazza in un era tecnologica ( videomessaggi, facebook, blog e via dicendo) e carbonara ( riunioni in pizzerie, sedi elettorali al più qualche salone d’hotel ma con il terrore del fiasco da 4 gatti ). Un discorso per tappe: quello che è stato fatto, quello che si sta facendo, quello che si farà e quello che non saprebbero fare e che di sbagliato hanno fatto gli avversari. Il tutto condito da ironia e da una buona dose di batture. Gli altri candidati non hanno avuto il coraggio e restano al palo, meglio al muro solo sui manifesti. Nessuno confronto incrociato, nessuna sfida. E la débacle incombe per i ferrazzanesi -ciriellini che rischia di trasformarsi in uno tsunami con de Luca sindaco al primo turno ed i consiglieri del PdL che prendono più voti del candidato a sindaco ( appunto ne parlammo come lo scacco di Tamerlano). Questo perché le elezioni si vincono per meriti propri e per demeriti altrui e l'incapacità dello sconfitto è misurabile. Dico questo perché la voce che gira in città è ( discorso tra candidato ed elettore) : ” Capisco vota pure De Luca, mi rendo conto, ma che ti costa darmi la preferenza “ . Ad una settimana da voto siamo già all' elemosina elettorale.

giovedì 5 maggio 2011

PROMESSE ELETTORALI. IL CANE SBRUFFONE DI ESOPO
Più si avvicina il fatidico D-DAY, inteso come sbarco di candidati al Comune di Salerno , maggiore ne è l’invadenza. Oltre citati manifesti, messaggini telefonici , pubblicità nelle buche della posta, e-mail, bigliettini al bar, nei negozi, sul parabrezza della macchina, distribuiti a mano per strada, negli uffici pubblici, davanti ai supermercati. Tutti si ricordano di te, tutti promettono che si può fare qualunque cosa si chiede( un rattoppo stradale , un marciapiede, un lampione, un’aiuola, i cani che sporcano, finanche un posto di lavoro) . Promesse , promesse, promesse. Tutto ciò mi fa venire in mente una nota favola di Esopo Il cane sbruffone. Un aristocratico sta organizzando un grande banchetto ed il suo cane , per fare bela figura invita un altro cane promettendogli di fargli fare una mangiata superba. L’invitato, dal cane del padrone, arrivato alla festa si prepara per il banchetto , ma di lì a poco viene cacciato dal cuoco senza complimenti. Digiuno, nel ritornare a casa incontra un suo simile che gli chiede come fosse andato il tanto celebrato pranzo e lui risponde “Dal troppo bere, ubriacato a sazietà, non so neanche da quale strada giunsi".

giovedì 28 aprile 2011

1 MAGGIO SIA LA FESTA DELLA LIBERTA'
IMPORRE IL 1 MAGGIO L’APERTURA AI NEGOZIANTI E’ PARAGONATA ALLA DECISIONE CHE FU DI MUSSOLINI, NEL PERIODO FASCISTA, DI SOPPRIMERE LA FESTA E CELEBRARLA IL 21 APRILE INSIEME AL NATALE DI ROMA. MA NON CREDO CHE IL TUTTO SIA TANTO DIVERSO DALL’IMPORRE AI LAVORATORI DI NON POTER ANDARE A LAVORARE. OGNI IMPOSIZIONE SIA PER UN VERSO CHE DALL’ALTRO E’ ESPRESSIONE DI PRIVAZIONE E LIMITAZIONE DELLA LIBERTA’. CHE OGNUNO SIA LIBERO DI FESTEGGIARE IL 1 MAGGIO COME CREDE AL LAVORO O RIPOSANDOSI. DEL RESTO SE ANDARE O MENO A LAVORARE IL 1 MAGGIO NON E’ STATO MAI UN DIRITTO DI TUTTI I LAVORATORI - FORZE DI POLIZIA, FORZE ARMATE, OSPEDALI, ALBERGHIERI E CHISSA’ QUANTI ALTRI NON HANNO MAI POTUTO SCEGLIERE. LASCIAMO SPAZIO ALLA LIBERTA’ E NON ALLA RETORICA.

domenica 24 aprile 2011

25 aprile a Salerno: italiani divisi, in un'Italia divisa

In una Italia divisa dai regionalismi, dalle identità, dalle differenze reddituali e sociali, dalle religioni, dalla politica, dalle tifoserie calcistiche. Divia tra italiani e tra italiani e stranieri, e finanche tra i due leader salernitani - De Luca /Cirielli - ci si poteva aspettare una unitarietà d’interpretazione del 25 aprile? Certo che no. La festa non sarà unica fino a quando non si ammetterà la verità su via Rasella, sul macello crudele di già vinti e senz’armi. Se non si ammetterà la strage di Schio, dell’Ospedale psichiatrico di Vercelli , Codevigo, Mignagola, Costa d’oneglia e di Oderzo. Zone nelle quali sono morti familiari di fascisti senza responsabilità, giovani repubblichini a migliaia. E poi gli omicidi, tollerati dagli americani, di solitari di fascisti colpevoli di assassinio , ma anche innocenti con l’unica imputazione di professare la fede per il fascismo e di non averlo rinnegato. L'ignobile la mancanza del diritto alla sepoltura nei cimiteri ai giovani della RSI ed altre atrocità- in modo bipartisan - decritte da don Dario Zanini in Marzabotto e dintorni. L’altra storia, quella raccontata dai vincitori si conosce tutta e si riconosce nel 25 aprile, quella, diciamo in “camicia nera” fà fatica ad identificarvisi proprio per questi motivi. George L. Mosse – che di sicuro non può essere ritenuto un fascista – ha scritto nel libro Il Fascino del persecutore che la storia che deve essere raccontata è quella dei fatti, l'altra invece non può essere considerata storia ma cronaca di parte. Quest'ultima non aiuta a far comprendere che in una guerra soprattutto civile non ci sono vinti e vincitori , ma tutti sconfitti dagli eccessi d'incomprensione e dalla assenza di tollerenza. Il 25 aprile sarà la festa di tutti gli italiani quando si cercherà " (...) di dare valore ai sacrifici umani sostenuti durante il conflitto e non a utilizzarli per ideologie di parte(...).

mercoledì 13 aprile 2011

SONDAGGI ELETTORALI A SALERNO : UN ASINO CHE VOLA !

Già da un paio di giorni i quotidiani locali ci tempestano delle previsioni dei sondaggi alle comunali di Salerno. Una volta ci dicono che vinceranno le liste di Cirielli ma al secondo turno solo di misura, parafrasando i bookmakers – UNDER - ; altri invece prevedono una vittoria di De Luca al primo turno con una percentuale schiacciante - quindi OVER -. La stranezza è che dalle opinioni degli intervistati emerge che i salernitani prediligono sia l’uno che l’altro per le stesse ragioni: autoritarietà e decisionismo. Pertanto per i sondaggisti pare che, per piacere agli elettori salernitani bisogna essere dello stampo “ IO DECIDO CHE …. “. E’ evidente che risposte del genere vorrebbero ritagliare un profilo dell’elettore stanco della partitocrazia che vuole premiare un nuovo cesarismo senza mediazione. Ma come al solito, però, manca l’opinione di chi invece non crede più ai politici e che l’uomo della provvidenza sia solo un atteggiamento, un mezzo per raggiungere nel più breve tempo possibile i propri oscuri fini senza dar conto ad alcuno. A chi crediamo? Io vi dico aspettimo i risultati, altrimenti: " Guardate c'è un asino che vola".

mercoledì 6 aprile 2011

ELEZIONI DE LUCA VS.CIRIELLI E LA GABBIA DI TAMERLANO
Le elezioni comunali a Salerno saranno vinte da De Luca. Questa è una previsione piuttosto scontata , si tratta solo di appurare se al primo turno oppure al ballottaggio. ( come dire SCACCO MATTO IN DUE O IN PIU' MOSSE) . Risolta la prima questione, l’attenzione dei commentatori politici è : se per Cirielli and co. sarà una sconfitta di misura od una sonora bastonatura. Od ancora , quanti voti riuscirà a strappare Rosellina Masullo agli scontenti deluchiani e quanti ne riuscirà a carpire Salvatore Gagliano ai delusi cirielliani. Detto ciò , l’esito del risultato è nelle mani degli out-sider a loro sarà demandato il compito di sacramentare un’ affermazione o una memorabile débacle. Il resto lo decideranno i candidati delle maggiori liste, con il pericolo, per i neosindaci, restando in tema scacchistico, di imprigionarsi come nella mossa della gabbia di Tamerlano.

venerdì 1 aprile 2011

ATTACCHINAGGIO A SALERNO TUTTI CONTRO TUTTI
Con la primavera , come diceva il maestro “Da i verdi umidi margini. La violetta odora,col mandorlo s’infiora trillan gli uccelli a vol.” Così anche la campagna elettorale s’infiora con la guerra dei manifesti e i candidati come gli uccelli trillano dappertutto. Sedi elettorali, manifesti, volantini, bigliettini , sms, e mail di tutto e di più. Ma la cosa che colpisce particolarmente è che mentre la campagna elettorale vede principalmente due fronti “ideologici” tra virgolette s’intende : De Luca vs. Ferrazzano ( ma leggi Cirielli) con l’outsider Rosellina Masullo quindi diciamo 1 contro 1 ; c’è un’altra guerra ed è quella dei manifesti per la quale è tutti contro tutti . I deluchiani coprono i cirilliani, i gaglianini coprono in modo bipartisan, sia i primi che i secondi, ma il colmo è che si coprono anche candidati della stessa lista, quindi tra loro. Forse è un messaggio subliminale ci vogliono dire “ che non solo non sono buoni gli avversari e gli alleati ma neppure taluni confratelli “. Ed allora mi affiorano i ricordi delle campagne elettorali degli anni ’70 ed ’80 - come la poesia in apertura - dove sulla sezione in compagnia di altri, che oggi sono affermati professionisti anche della politica, si ripeteva il rito: colletta, scopa, secchio, acqua e colla, immancabilmente in scatola gialla con banda nera marca Shulz e bastone , per evitare i grumi, s’intende. Orario di uscita 4/5 del mattino e si andavano a coprire i manifesti degli avversari principalmente - compagni dei camerati e viceversa- il tutto gratuito. Questa era la palestra del militante. E quando malauguratamente gli avversari s’ incrociavano, la rissa era assicurata. Tutto per la goduria di uscire al mattino e vedere il paese tappezzato con l'amato simbolo del tuo partito e verdi di rabbia gli avversari che casomai erano usciti un’ora prima di noi . Ora gli attacchini sono extracomunitari o dell’est per 100 euro ti incollano anche Maria Vergine; quando escono massimizzano e lo fanno anche per due o tre candidati alla volta e poi come state vedendo, anche fuori dagli spazi elettorali ( ora sono soprattutto i deluchiani, ma presto si adegueranno quasi tutti). Figuriamoci cosa può fregarsene il prezzolato attacchino sul di chi è il manifesto che copre. E questo è un altro prezzo che paga la politica che ha ucciso l'ideologia. Intanto, forse i candidati non l'hanno ancora capito, ma la guerra del copro io e copri tu ha un solo effetto: renderli INVISIBILI TUTTI.

domenica 27 marzo 2011

MI RACCOMANDO NEI COMMENTI : IRONIA MA CON CLASSE
Prego i miei lettori di non usare espressioni ingiuriose nei confronti dei candidati e lasciate a parte i background partitici altrimenti usciamo fuori tema, o forse per meglio dire non ne usciamo più. Ricordo che il concorso è solo estetico. Comunque ho letto i post di stamattina, complimenti a tutti conserviamo il nostro stile per i commenti , intanto molti candidati ad offendersi ci riescono in modo egregio già da soli. ps mette almeno il nome nei commeni non usate la funzione anonimo, non mi piace . Va bene anche uno pseudonimo per la condivisione del principio evoliano d'impersonalità attiva.

sabato 26 marzo 2011

ELEZIONI A SALERNO: CANDIDATI MI RACCOMANDO NON SIATE TROPPO RIDICOLI
Faccioni, faccette e faccine e tanti slogan fantasiosi. Come in ogni campagna elettorale non ci viene risparmiato niente e siamo ancora all’inizio. I candidati alle comunali di Salerno non hanno ancora dato il peggio di loro, ma siamo sulla buona strada. Se volete misurare il livello di comicità e cattivo gusto che suscitano il 90 % dei manifesti incriminati , basta farsi una passeggiatina sul Carmine e se, dopo scarsi 3 minuti, vi viene da ridere , siamo già a buon punto. Ed allora rispondiamo a queste provocazioni con un'altra provocazione. Voglio proporre ai miei pochi lettori una sorta di concorso per categorie affinché si premi il peggio del peggio, per bigliettini e manifesti, che verranno proposti alle elezioni comunali di Salerno dai neoconsiglieri tipo : la peggior fotografia; lo slogan più ridicolo; il candidato/a più brutto; lo stile grafico peggiore ed altro ancora. Il concorso si ferma a giudizi estetici perché la propaganda elettorale questo esprime , non credo, che i consiglieri sperino o credano che, un buon manifesto oppure un ottimo bigliettino con foto acclusa, possa essere un utile mezzo per convincere i cittadini a farsi votare. Sono solo una passerrella del tipo : " Guarda che ci sono anch'io ". Nel concorso alla miss/mister Salerno “ del peggio del peggio “ non ho incluso i programmi- lavoro ( cioè a dire, cosa nel dettaglio si vorrebbe fare per questa città) di tali iniziative non ne ho vista nemmeno una, forse non si usa più. Sempre forse , perché anche i candidati più ottusi hanno capito che i cittadini salernitani hanno una convinzione che seppure possa essere importante quello che si propone di fare , il problema è : CHI DICE CHE FARA' COSA . Il popolo oramai conosce i suoi polli. Stiamo raccogliendo un poco di materiale per commentarlo sul blog non risparmieremo nessuno. SEGNALATE!!!!

martedì 22 marzo 2011

IL FANTASMA FORMAGGINO HA COLPITO ANCORA
I giostrai di un tempo passato, per attirare gli astanti usavano reclamizzare la propria giostra con una frase oramai impressa nella memoria di tutti i miei coetanei : “ venghino siori, venghino altro giro altro vincitore”. E sì perché vuoi se prendevi il pennacchio, vuoi se colpivi la palla specialmente con la giostra conosciuta come “ I calci in culo” potevi vincere un altro giro. Leggendo le altre deliberazioni che ancora continuano ad uscire all’albo dell’ASL nonostante il prof. De Simone sia andato via da tempo ( vedi lo scritto sull’acchiappafantasmi ) cìè da pensare che tali deliberazioni ectoplasmatiche, siano state fatte dal fantasma formaggino, qundi ce la dobbiamo prendere con lo spettro. E’ lui che ha fatto vincere ad altri 6 clienti fortunati, giri sulla giostra ma con il " gettone pagato da noi " a chi per 8.000 euro ed a chi per 16.000 euro - cadauno s'intende -. I nomi manco a dirlo sono politicamente vicino all’UDC, ma uno vale l’altro, perché a pagare siamo noi. Giusto per la cronoca con questi soldi abbiamo costituito due commissioni che si chiamano : Commissione per la valutazione delle performance e Commissione trasparenza. E mi pare giusto , diamine e che non vogliamo valutare le performance del personale dirigenziale per stabilire se sono o meno all’altezza??? ( I^ commissione) . Ma tale valutazione deve essere trasparente e questi sono criteri che dobbiamo assicurare. ( II^ commissione). Il tutto al modico costo totale di 75 milaeuro. E giusto per non farci mancare niente…. Sempre a spese nostre, per ricordare a tutti i dipendenti in che giorno siamo , il fantasma ha acquistato dei bei calendari per il personale ( costo pare 3000 euro ) ; ma non contento per far conoscere a tutti la bravura ed efficienza dell'ASL di Salerno , ci siamo fatti anche la pubblicità su una rivista del Sole 24 ( costo pare 6.000 euro) . Poi se andate in ospedale, in regime di ricovero, e vi dicono che per la patologia che vi hanno diagnosticato avete bisogno di una pomata ma non ci sono i fondi , e quindi ve la dovete comprare con i vostri soldi, non ve a prendete con il dottore o l’infermiere è stato IL FANTASMA FORMAGGINO.

venerdì 18 marzo 2011

MI PIACEREBBE COME DELIBERAZIONE N. 1 ASL DI SALERNO DEL DOTT. BORTOLETTI QUELLA CHE SEGUE.
Oggetto: Patto d’onore verso i cittadini di Salerno ed i lavoratori della sanità
Preso atto di una situazione debitoria dell’ASL di Salerno da collasso; di una assenza di azioni, e di buone idee per la riprogrammazione delle strutture ospedaliere e territoriali provinciali; di una diffusa condotta commissiva volta a favorire con incarichi interni ed esterni la compiacenza dei propri sponsor politici ed omissiva , per non aver rimosso garanzie illegittime ripetute , ed oramai radicate , di taluno personale medico e del comparto; Ritenuto dovervi porre rimedio, visto che la Regione attraverso l’individuazione delle professionalità più disparate , per il passato, pur individuando medici, primari, avvocati, dottori, tecnici contabili, direttori amministrativi, dirigenti pubblici e professori hanno prodotto i risultati trascritti nei libri contabili e visibili nelle strutture sanitarie esistenti ;
Considerata la particolarità e l'unicità della scelta di un manager "con stellette" e delle attese degli utenti-dipendenti; Ritenuto , altresì, di invitare tutto il personale dell’Azienda ad una lettura del Bushidō, ed lo scrivente, ad una sua rilettura, serena ma severa soprattutto del Giri, Shiki , Ansha , Fudo, Doryo Ninyo. DELIBERA
Per quanto sopra premesso che s’intende integralmente riportato
1) DI IMPEGNARE tutte le proprie energie per il ripristino della legalità, della legittimità e della buona amministrazione. 2) DI TRASMETTERE la presente a tutti i cittadini di Salerno e provincia ed ai lavoratori dell’ASL.

mercoledì 16 marzo 2011

FANTASMA ALL'ASL DI SALERNO
Secondo una definizione di WIKI l'opinione prevalente è che non vi è alcuna possibilità d'interferenza tra il mondo terreno e quello dell'aldilà.. Per la scienza l'esistenza stessa del soprannaturale e di una forma di vita ultraterrena è priva di fondamento razionale. Ma all’ASL di Salerno vi è prova che i fantasmi esistono!!! De Simone ,il commissario dell’ASL è andato via eppure all’albo pretorio digitale si materializzano deliberazioni di incarichi, proroghe ed atti di organizzazione. Eppure non potrebbe essere perché un manager pubblico che a giorni sta per lasciare una pubblica amministrazione regola deontologica vorrebbe che adottasse esclusivamente atti di ordinaria amministrazione che non siano costitutivi,modificativi ed estintivi di posizioni individuali, men che meno atti di organizzazione, visto, tra l’altro che essendo in carica da più di un anno, aveva tutto il tempo per porre in essere provvedimenti del genere. E tu ti decidi proprio all’ultima ora? Allora delle due l'una: se De Simone era un manager eticamente irreprensibile ed ora la sua è solo una presenza incorporea come mai continuano ad uscire deliberazioni , come decisioni di un commissario che non c’è più? L’unica spiegazione è che le deliberazioni sono state poste in essere da uno spettro il cui ectoplasma aleggia nell’area di via Nizza , si sentono i rumori delle catene da castello londinese, si odono cigolii , si avvertono i freddi aloni della sua presenza. Per questi motivi ci permettiamo di dare una dritta al Colonnello Bortoletti ma tante volte volessimo ingaggiare un esorcista - padre Milingo – oppure potremmo utilizzare gli apparecchi degli acchiappafantasmi per fermare tutti atti dell’ultima ora redatti e sottoscritti dal fantasma di De Simone nella c.d. “ Operazione Spettro ”

domenica 13 marzo 2011

ARRIVANO LE ELEZIONI COMUNALI A SALERNO
Leggendo gli articolo che riguardo le “ novità” - volutamente tra virgolette – dei nomi dei candidati che si propongono nelle liste per l’elezioni al comune di Salerno , salta gli occhi immediatamente che di nuovo c’è ben poco. Si ripropongono per lo più i confermati, si affacciano i trombati di regionali e provinciali e comunali , insomma nomi noti degli ultimi 15 anni. E’ tempo di riciclarsi e la dignità va a farsi friggere, ragion per cui ex di AN, UDC,PDL nelle liste di De Luca e tanto vale anche per le liste di Cirielli. Giusto qualche timida new entry e pochissimi galantuomini e gentildonne della politica di una volta. Il resto è tutto visto e stravisto. Nomi non né farò e neppure esprimerò sferzanti critiche ironiche su trascorsi politici di ognuno. Ma una domanda dobbiamo farcela tutti: “ Cosa spinge destra-sinistra–centro a riproporre truppe di trombati e riciclati senza alcuna vergogna ? “ Forse è una domanda da lettino di psicologo o addirittura da psichiatra , visto che il messaggio della gente verso la politica è chiarissimo : sfiducia totale. Infatti il nemico da battere non è né a destra –centro – sinistra, ma è il partito trasversale dell’astensione, tra l’altro in crescita. Ma attenzione l’astensione è l’effetto, ma qual è la causa? Vi rispondo non con analisi politologiche o sociologiche ma con le parole del popolo. “ Sono tutti ladri, pensano solo a rubare, basta che danno il posto ai figli e parenti, se ne fottono della città e della gente che vive in condizioni inumane, sono tutti uguali, veri e propri analfabeti, pensano solo a c….. loro, sempre le stesse persone , sempre la stessa gente, ma andassero a quel paese, dividono posti spartiscono poltrone e poi., adesso promettono di tutto pur di essere eletti , si il programma due balle e poi vedi se lo rispettano intanto fanno sempre quello che voglio loro”. Vi ho risparmiato al massimo le volgarità ma tutti sappiamo che i giudizi prevalenti non sono proprio da Oxford. Potrei continuare all’infinito perché è infinito il male nella politica che non è mai stata interpretata come un servizio, puro , assoluto, indiscutibile e questo perché la politica è fatta dagli uomini e l’uomo non protende alla purezza, men che meno la gran parte dei politici. Però un ad un compromesso si potrebbe arrivare. Immaginiamo un codice elettorale formato da un solo articolo : “ Art. UNICO.- Il candidato s'impegna durante il mandato elettorale , su 10 “cavoli” a fare 9 cavoli a favore del popolo ed un cavolo a suo favore”. La politica oggi non può più dire sono qui per i cittadini di Salerno, ed il mio mandato sarà imparziale e tutto a favore del popolo ….. anche perché non ci crede più nessuno. Ed ora facciamo due risate con gli slogan elettorali che leggeremo e con le bizzarrie fotografiche dei candidati, e manco a dire : come se moltissimi non facessero ridere già così .

giovedì 10 marzo 2011

PRO O CONTRO IL COLONNELLO?
E’ incredibile l’ambiente della sanità salernitana. E' un mondo realmente a se stante, dove la fauna è talmente variegata che se un neo Mosé avesse dovuto portare un impiegato per ogni specie( il leccapiedi, l'ingenuo, il nullafacente,l'iperattivo,il camaleonte,l'esaurito...) la sua arca non avrebbe poturo contenereli tutti, anche perché stamane se ne è aggiunto un altro. E vi racconto. Da qualche giorno all’ASL di Salerno c’è la novità del manager in divisa. Verrà a dirigere l’ASL salernitana un colonnello dei carabinieri. E così dirigenza, personale del comparto, sindacati, partiti politici si sono divisi, addirittura in militaristi ed antimilitaristi. L’80% si dichiara militarista convinto, di questi tutti vantano nel loro albero genealogico un parente militare. In questi casi, 99,9,% - di quell'80% - per compiacere la nuova leadership e potersi accaparrare qualche guarentigia. Ed allora va bene di tutto: da un pro-pro-pro zio cuoco nell’esercito del generale La Marmora ad un altissimo ufficiale – polizia, finanza, va bene anche corpo forestale – che : “ … poi sarebbe un cugino della cognata di mio nipote di IV° grado che però vive a Caracas da 40 anni – eh, eh quindi io so come la pensano i militari, sono come uno di loro!!!”. Poi ci sono gli anti come il grande amico M. che può vantare una renitenza di parenti alla leva dai tempi di Garibaldi ed un’altra mia amica sempre M. antimilitarista ideologica. Che dire. Beh sicuramente è più impopolare e meno cortigiano l’antimilitarista speriamo almeno che non si converta per compiacere il nuovo commissario, perché come diceva Codreanu . “ Se ho una sola pallottola nella pistola e devo decidere se sparare al mio nemico oppure ad un traditore sparo a quest’ultimo". Ma all'ASL di Salerno già da quando è andato via il Prof. De Simone ci vorrebbe un arsenale , e quello veramente militare . Speriamo per tutti che non si verifichi un pateracchio e Mash non diventi un modello.

martedì 8 marzo 2011

L'ASL DI SALERNO HA BISOGNO DI RIGORE MORALE
La notizia di oggi è che all’ASl di Salerno, in qualità di Commissario Straordinario, è stato nominato dalla Giunta Caldoro un colonnello dei Carabinieri. Nessuno pare interessato a capire quale sia il suo background , ma già sono partite le classificazioni di genere. Cioè genere militare: inadatto a gestire la sanità!!!. Eppure sulla copertina del numero di novembre di Harvard Business Review , che non è TV sorrisi e canzoni , viene riprodotta una foto di un gruppo di soldati dal titolo: Leadership Lessons from the Military. A dispetto dei luoghi comuni relativi ad una rigidità della leadership militare , dalla ricerca emerge che tali manager in divisa “ (…) eccellono nei settori altamente regolamentati e piuttosto curiosamente nei settori innovativi usano la flessibilità e responsabilizzano i collaboratori nell’attuazione della loro visione” . Le ASL sono un sistema pluricomplesso e sono state caratterizzate per anni , da una dilagante illegalità e dal familismo amorale più bieco. Oggi più che mai c'è abbiamo bisogno di orientamento all’azione ed alla disciplina, ma soprattutto etica nelle decisioni per scoraggiare contesti di autorganizzazione protesi solo a privilegiare sacche di favoritismo per motivi elettorali e fini personali , anche attraverso le lobby dei comitati d’affari che orbitano intorno alla ASL . Vuoi per educazione familiare, vuoi per miei convincimenti dico: “ Proviamo” perché sono convinto che militare o non militare è sempre e solo una questione di uomini.

sabato 26 febbraio 2011

DRACULA NON E' MORTO , LAVORA AD EQUITALIA

Una protesta è una protesta e quando i contenuti della dimostrazione sono più che legittimi, ignorare la bontà delle argomentazioni di chi pone in essere un contrattacco giusto all’ingiustizia , solo perché è di un orientamento ideologico non condiviso - ad esempio Casapound - è razzismo nel significato latino del termine . La protesta è giusta e singolare contro Equitalia, davanti alle sedi dei “ nuovi dracula” questa notte CasaPound Italia ha appeso mutande, calzini e altri oggetti "pignorati" lasciati contro i comportamenti scorretti dell'agenzia , definita con striscioni come (IN)EQUITALIA PIGNORA ANCHE QUESTO”. Casapound ci ricorda che : “ Equitalia in appena 5 anni ha raddoppiato gli incassi e nel 2009 circa l’80% delle entrate proviene da piccolissimi contribuenti, persone con le quali Equitalia fa cassa iscrivendo ipoteche sulle loro abitazioni anche per importi inferiori agli 8.000 euro, lasciando così migliaia di famiglie di fronte ad un bivio drammatico: finire nelle mani degli usurai oppure perdere la casa all’asta giudiziaria”. Inoltre Equitalia persiste nel pignorare beni strumentali e crediti alle imprese. Ma come pensa di riscuotere da un'impresa se le tolgono gli strumenti di lavoro? E che fine faranno i lavoratori? A ciò aggiungiamo anche altri due aspetti, grotteschi: Equitalia applica il tasso medio applicato dalle banche sui prestiti (quindi molto più alto) incassando interessi pesantissimi e, inoltre, preferisce vessare chi magari ha poco da pagare ma ha qualche bene da pignorare piuttosto che i veri delinquenti, cioè i veri milionari che però hanno nascosto i propri beni.E per il futuro c’è un altro rischio: è stata concessa la possibilità a Equitalia di effettuare indagini finanziarie, così nel tempo potrebbe vedersi riconosciuto il potere di pignorare direttamente i conti correnti senza preavvertire il contribuente”. Finanziarie, banche, assicurazioni, concessionari, monte dei pegni, un’unica lobby che si avvantaggia della situazione di crisi nella quale versa la povera gente, che in un momento di grave recessione avrebbe bisogno di istituzioni-soccorso e non di cacciatori di teste il cui unico fine è quello di fare cassa contro ogni solidarietà ed eticità. Mi viene in mente La pelle di Malaparte con gli americani che durante la " liberazione" ( o l'occupazione) sfruttavano in maniera vergognosa la fame degli italiani: " (...) nel buio terribile del dolore e dell’umiliazione". E la storia si ripete.

sabato 19 febbraio 2011

L'ATTESA
Oggi apprendiamo dai quotidiani locali che il Prof. De Simone resta altri 7 giorni . Mi chiedo, e sono sicuro faranno altrettanto i cittadini della provincia salernitana, ma come si può gestire la sanità, programmare, pianificare con rinnovi, a 10, a 15 poi 7 giorni date che ricordano più che la proroga di un mandato commissariale , la scadenza di uno yogurth. Comunque.... Non v'è mal che non finisca, se si soffre con pazienza.

giovedì 17 febbraio 2011

ADDIO PROF. DE SIMONE
Oggi 17 febbraio le ultime parole del prof. Francesco De Simone commissario straordinario dell’ASL di Salerno: “ Domani parto, vado via “. Qualcuno dei compagni sindacalisti ieri, ( loro così si chiamano suscitando la mia nostalgica mai sopita “ simpatia” di un tempo che fù ) vedendolo passeggiare nei corridoi di un’ASL occupata dalle OO.SS. disse : “ Un po’ mi dispiace è un uomo che è stato lasciato solo”. Ma andiamo oltre questa considerazione umanitaria ( un’altra agguerritissima compagna non si stancava di ricordare che quell’atteggiamento di De Simone era la recita di una parte ) e vediamo all’ASL salernitana chi si dispiace e chi si compiace. I partiti avversi all’UDC festeggiano a spumante, anche se nella stanza del commissario ho visto varcare la soglia a dirigenti, professionisti, medici, sindacalisti ed a politici dei partiti di opposizione e gli dei sanno chi altro, i quali entravano vestendo la maglia della Roma ed uscivano indossando quella della Lazio ed è che dire. Dei cambi di casacca non c’è da meravigliarsi, a Salerno siamo al punto che se per qualsiasi motivo ti perdi qualche lettura dei quotidiani locali per un paio di giorni, rischi di parlar male dell’amministratore con la persona sbagliata con la quale prima avevi già avuto una convergenza di opinioni negative. Ora invece al commento . “ qualcosina De Simone l’ha fatta , ti senti rimbrottare …ma chi quell’incapace. Ma scusa ma tu non sei amico di ……chi io ma quando mai, che schifo de Simone e de Mita , io stò con Cirielli fino alla morte” e c’è da pensare che al prossimo cambio succeda il contrario. Ma tutto sommato questo si merita la sanità e la politica( che purtroppo è la stessa cosa) che ha narcotizzato l’ideologia e la meritocrazia, per i suoi porci interessi ed ora è diventata un grande supermercato e gli amministratori quelli del : " Venghino signori, venghino prendi 2 e paghi 1”e non si è capito chi è il venditore e chi il compratore. Addio prof. De Simone della sua partenza tutti si compiaceranno e non si aspetti riconoscenza soprattutto da quelli che sono entrati a far la spesa, mi passi il termine, nel suo “supermercato” , questi sono clienti che ritirano lo scontrino e se ne vanno senza ringraziare. Ed ora avanti il prossimo , per le offerte di primavera.

martedì 8 febbraio 2011

IL PIANO OSPEDALIERO DELL'ASL DI SALERNO
Vi lancio un saetta , intesa come un po di filosofia spicciola una nuova rubrichetta all’interno dei SalerniNani rispetto ai vari problemi della Nostra Terra. Ho scritto oramai migliaia di parole sul problema del piano ospedaliero dell’ASL di Salerno ed i quotidiani anche oggi pubblicano un altro atto , e purtroppo non l’ultimo. Il PdL boccia il Piano ospedaliero De Simone; poi la Regione boccia il Piano Ospedaliero della Caropreso, il PD boccia il piano ospedaliero della Provincia-Cirielli, l’UDC boccia l’idea De Luca sul Da Procida, De Luca e Cirielli bocciano i ridimensionamenti di Agropoli, Roccadaspide e Oliveto.
SAETTA ... “ Fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce “

lunedì 7 febbraio 2011

DE LUCA VS. CIRIELLI . MA AL TAPPETTO CI VANNO I CITTADINI SALERNITANI

Più ci avviciniamo alla elezioni a Salerno – comunali e forse anche nazionali – è più sale il livello dello scontro tra i due catalizzatori della politica salernitana : De Luca vs. Cirielli. Il dissidio è praticamente su tutto : dall’inceneritore, all’aeroporto, dalla sanità alla mensa dei poveri. Ma agli effetti della contesa non si attaglia, purtroppo, l’antico brocardo che vorrebbe “ tra i due litiganti il terzo a godere” ma abbiamo, invece, un terzo a pagare che è il cittadino salernitano. Un episodio sintomatico degli effetti negativi del rancore bipolare lo si è appreso dai quotidiani locali pochi giorni fa ed è quello che riguarda la sanità. Questo il fatto. Diverse settimane fa a via Nizza nella sede dell’ASL i sindacati uniti e compatti come non mai, raggiungono un accordo con l’amministrazione, quello di riconoscere un beneficio economico a circa 8.000 dipendenti per un valore pressappoco di €.40,00 netti – meglio questo che un cacciavite in un occhio -. Tutto legittimo e regolare, ma ad un certo punto, dice sempre la stampa locale , spunta una lettera dell’on. regionale del PdL napoletano tale Marcello Tagliatatela che scrive a Caldoro contro l' accordo per invitarlo a fermare immediatamente l’intesa raggiunta nell’ASL di Salerno perché contraria alla legge. Le malelingue sostengono che celata dietro questa battaglia di legalità del parlamentare napoletano vi è invece, un’operazione elettoralistica volta a raccogliere il consenso degli elettori dell’ASL Napoli 1 che, considerato non il dissesto, ma il disastro finanziario in cui versa, non avrebbero potuto fruire dello stesso beneficio. Ragion per cui niente a Napoli – pur non dovendoglielo – niente a nessuno. Siamo di nuovo al NAPOLICENTRISMO O SIAMO AL SALERNODECENTRISMO ? Può essere verosimile che la litigiosità tra i due contendenti – De Luca / Cirielli – abbia prodotto un difetto di rappresentanza regionale al punto che troppo intenti a litigare, i due, non si sono accorti che da Napoli hanno come suol dirsi “ Fatto fessi i lavoratori dell’ASL di Salerno”, almeno politicamente. Ed allora ricordiamo ai due politici salernitani quello diceva il sergente di primo mattino passando in camerata : “ SBEGLIA, SBEGLIA …” .

martedì 1 febbraio 2011

1861-70, la prima "guerra civile" dell'Italia unita. E se si metesse un cartellone che rappresenti una verità ancora oggi nascosta sui ribelli.
Un invito al nostro Sindaco alla lettura di questo libro. Poi se vuole : pensiero ed azione. Altro che banditi incivili, incolti, reazionari e codini: i briganti che s'opposero alle truppe savoiarde erano ribelli, contadini esasperati dall'avidità e dallo sfruttamento dei latifondisti, cittadini delusi da un Risorgimento che stava tradendo i suoi propositi e ribaltarsi in propaganda. E quella che venne combattuta tra 1861 e 1870 fu la prima guerra civile italiana. Parola di Giordano Bruno Guerri che celebra con la disorientante onestà di sempre i 150 anni dell'Unità d'Italia pubblicando Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio (Mondadori, pp. 300, € 20,00), una lettura penetrante e lucida delle vicende post-unitarie, vicende fondanti per determinare incomprensioni, ostilità e inimicizie tra le due metà della nazione. La repressione del "brigantaggio" fu una guerra civile, insabbiata nei libri di scuola non un cenno alla grande alleanza politica tra le classi dominanti del Nord e i latifondisti del Sud, a tutto danno delle classi subalterne». I briganti andrebbero insomma chiamati con un altro nome nei libri di storia: "ribelli". Celebrare a dovere i 150 anni dell'Unità d'Italia potrebbe significare impegnarsi a «rintracciare i documenti mancanti, forse ancora nascosti e dimenticati». Perché senza memoria e senza giustizia un popolo cresce sghembo. E non impara a rispettarsi. Serve, secondo il maestro Guerri, una «profonda opera di revisione storiografica». Perché s'è trattato d'una guerra civile: e perché a raccontarla, come sempre, è stato il vincitore. Un vincitore che ha imposto la damnatio memoriae sui vinti, riducendo i suoi massacri alla stregua di semplici operazioni di polizia. L'Unità d'Italia per come purtroppo si realizzò non seppe integrare tradizioni, culture e lingue diverse: Guerri sostiene che l'educazione all'italianità dei meridionali sia passata per una contrapposizione rancorosa. "Noi", portatori di giustizia civiltà e legalità, contro "loro", i briganti. A dividere le parti, spiega lo storico senese, «una diversità radicale e radicata, non un'inconciliabilità momentanea. Qualcosa di molto simile a un'estraneità». Che significava la parola "brigante"? Guerri insegna che a introdurla furono i francesi: nel 1829 i nostri linguisti la consideravano ancora un neologismo. Prima ci si serviva di parole come "bandito" o "fuorbandito". Secondo lo storico senese, oggi chiameremmo i briganti "terroristi" oppure, aggiungiamo noi, "guerriglieri". La ribellione di quanti non intendevano accettare l'Italia monarchica venne battezzata, insomma, con un francesismo d'accatto: "brigantaggio". Adottato come sinonimo di "banditismo". Chi era, allora, il "brigante"? Tante erano le anime dei briganti. Erano ex combattenti, erano lavoratori esausti, erano cittadini che rifiutavano gli anni imposti dalla leva militare obbligatoria di stampo giacobino del nuovo Stato, e c'erano - va detto - anche nostalgici borbonici. Erano a volte disertori, a volte delinquenti, a volte romantici. «Terra, giustizia, onore, tradizione, orgoglio, cacciata dello straniero: erano questi i concetti che invitavano i briganti alla battaglia», insegna Guerri.. Non mancavano le donne: secondo Guerri, si trattava di «antesignane di un femminismo istintivo e rabbioso, ribelli stanche di essere confinate, da sempre, al letto, al focolare e ai figli. Un esercito di nomi e di storie senza volto, un'escrescenza della storia, per decenni considerata ingiustamente marginale». Quanti erano i briganti? Erano parecchi. Guerri riferisce che nel 1861 agivano, dall'Abruzzo in giù, 216 bande. I briganti «immaginiamoli magrissimi, di statura bassa, membra grosse, capelli ruvidi e irti, denti guasti, scuri, mancanti. Mani come pale, grosse di calli, dita non fusellate, corte, unghie nere. I pidocchi fanno parte della vita quotidiana, come l'aria». E Guerri parla dei contadini, non di quelli che sono andati alla macchia. In quel frangente le cose peggiorano con una certa facilità. Questa guerra venne combattuta con una legge, la Legge Pica dell'agosto 1863, con cui il governo italiano «impose lo stato d'assedio, annullò le garanzie costituzionali, trasferì il potere ai tribunali militari, adottò la norma della fucilazione e dei lavori forzati, organizzò squadre di volontari che agivano senza controllo, chiuse gli occhi su arbitrii, abusi, crimini, massacri». Caddero, secondo le cifre che Guerri considera più attendibili, addirittura attorno alle 100mila persone tra i meridionali, complici i caduti per stenti, prigionia, disperazione, suicidio. Morale della favola? «Oggi, non si può più tacere che quella conquista comportò episodi da sterminio di massa». Non mancarono episodi di violenza cieca e gratuita per mano sabauda, come i massacri di Pontelandolfo e Casalduni, completi di saccheggio e stupri: nascevano per rappresaglia, costituirono un focolaio d'odio. E in entrambi i casi non ci fu nessun processo. E qualcuno voleva non ci fosse nemmeno memoria. Economicamente, il Regno delle Due Sicilie era decisamente più ricco del Regno del Piemonte, almeno per quanto riguardava le riserve auree. Gli abitanti erano gli stessi, nel 1860: nove milioni. Per i primi trent'anni, l'Italia del Sud fu ben sfruttata dal Piemonte, da questo punto di vista. D'altra parte, nelle terre borboniche non esistevano strade, se non in 227 comuni su 1848, e i chilometri di ferrovie erano decisamente pochi. Eppure, ad esempio, «un'infinità di progetti e decreti stabilivano la costruzione di nuove strade; quasi tutti rimasero impigliati nei lacci della burocrazia e nei contrasti tra comuni, signori, preti e quanti, tra vassalli e valvassori, si arrogassero il diritto di avere voce in ogni decisione. Il morbo è arrivato fino a noi». Guerri ricorda che la base dell'economia meridionale restava l'agricoltura, fondata ancora sul latifondo ma i piemontesi non seppero - o non vollero - risolvere il nodo della questione agraria, determinando così una delle principali cause del brigantaggio: lo scontento abnorme dei contadini. Che sognavano, naturalmente, una equa redistribuzione dei grandi possedimenti terrieri. Tutti si ricordano la frase di d'Azeglio: «Si è fatta l'Italia, ma non si fanno gli italiani». Guerri puntualizza che diversi tra i principali padri della patria, come Gioberti, Rosmini, e Cavour, pensavano comunque a un Regno d'Italia ben diverso, limitato a Piemonte, Lombardia, Veneto e ducati emiliani. «In pratica quella che oggi viene chiamata Padania», chiosa lo storico, ribadendo che si trattava delle regioni più piemontesi o "piemontesizzabili". L'errore di piemontesizzare il Sud ha determinato un secolo e mezzo di incomprensioni, risentimenti, invidie, vittimismi e gelosie. Probabilmente, peraltro, ha originato un'ondata di emigrazione di straordinaria intensità, prima verso altri continenti, poi verso il settentrione. E negli ultimi dodici anni le cose non sono state così diverse, nonostante si sia fatto tutto il possibile per nasconderlo, complice la propaganda berlusconiana. Settecentomila cittadini del Sud hanno dovuto abbandondare casa, famiglia e tessuto sociale per andare in cerca di fortuna a settentrione. Laddove c'è qualcuno che sembra trattarli come creature antropologicamente differenti: e non da ieri, da sempre, ovvero da quando chiamava "brigantaggio" la loro ribellione.

mercoledì 19 gennaio 2011

ANCORA LA BORGHESIA ?
La settimana scorsa sul nostro lungomare campeggiavano manifesti con falci e martello ed un gazebo che invitava a firmare per il ritorno del comunismo contro la borghesia. Astenendomi da qualsiasi commento sulla bontà dell’ideologia comunista, e comunque meglio una ideologia che la nientolologia, mi sono soffermato su un commento di mia moglie . “ … ancora la borghesia ? “. Così mi è venuta in mente una classificazione , che tra l'altro ricordavo male di Sylos Labini sulle classi sociali, in cui proponeva la seguente distinzione fra le classi: "I) Borghesia vera e propria: grandi proprietari di fondi rustici e urbani (rendite); imprenditori e alti dirigenti di società per azioni (profitti e rendite misti che contengono elevate quote di profitto); professionisti autonomi (redditi misti, con caratteri di redditi di monopolio). IIa) Piccola borghesia impiegatizia (stipendi). IIb) Piccola borghesia relativamente autonoma (redditi misti: coltivatori diretti, artigiani (inclusi i piccoli professionisti), commercianti. IIc) Piccola borghesia: categorie particolari (militari religiosi ed altri) (stipendi). IIIa) Classe operaia IIIb) Sottoproletariato". Negli ultimi anni, a causa della precarizzazione del lavoro, della svendita dei beni pubblici e della corruzione politica, tutto questo è stato demolito. I processi di globalizzazione hanno ridotto la società politica ed economica a due sole classi : “ I RICCHI ED I POVERI” – che fa tanto Roma monarchica patrizi e plebei - riassorbendo la c.d. borghesia nella categoria dei poveri . Infatti molte persone appartenenti alle classi medie si sono trovate a non avere più i vantaggi economici di prima. La competizione lavorativa è diventata mondiale, e viene diretta e controllata da chi già detiene una fetta enorme di potere economico; hanno fatto aumentare il divario fra le due uniche classi e nei paesi ricchi molte persone appartenenti alle classi medie si sono trovate povere. I paesi poveri vengono costretti a produrre di più mentre il prezzo delle loro materie prime viene abbassato, e nei paesi ricchi aumentano la disoccupazione e il lavoro precario. Ed i politici? Ebbene loro cercano di dimostrare di poter rappresentare tutte le classi e difendere i diritti di tutti, ma è un comportamento di copertura, ossia che è vero l'opposto: il politico oggi non è a servizio dei cittadini, e la politica è soltanto un canale che serve al gruppo egemone per mantenere il controllo politico sulla popolazione , dove nelle campagne elettorali il cittadino non è il protagonista, ma bersaglio della propaganda di esperti "consulenti" , chiamati spin doctors (dottore del raggiro, manipolatore di opinioni). Si è passati : “ dalla democrazia rappresentativa alla democrazia consumista". E i cittadini ? Sono alla passivizzazione. Oggi i politicanti valorizzano ciò che appare e che suscita emozioni momentanee, e nascondono quello che sarebbe meglio per la società, guardandosi dall'affermare i valori come la solidarietà e il principio di redistribuzione della ricchezza.

domenica 16 gennaio 2011

STRATEGIA DELL'INGANNO: SONO I NOSTRI POLITICI I VERI STRANIERI
Sono di ogni giorno i commenti della gente comune sulla crisi economica, sulla terza settimana, sui problemi familiari riferiti ai figli ed alla loro occupazione, all’incertezza di un futuro. Dalle parole del popolo emerge innanzitutto un disgusto per la classe politica in generale causa dei mali di questa Italia alla deriva. In crescita, però, è il disprezzo verso lo “ straniero “, esso è diffuso ovunque nelle nostre città. I commenti dei semplici sono semplici e più o meno di questo tenore: “ E’ degli stranieri la colpa se si pagano più tasse, loro non partecipano e noi paghiamo il doppio ; gli stranieri commettono reati li arrestiamo ed in galera dobbiamo anche mantenerli; nei nostri bar, nei ristoranti si sono presi i posti dei nostri figli, sono dappertutto , nelle case degli italiani la fanno da padroni, il giovedì Salerno non è più la nostra città e così via…”. E’ un razzismo pecoreccio , latente che non emerge in atti eclatanti od in manifestazioni clamorose, si trascina e si esprime come una forma di reazione e di protesta; ma forse più di disperazione, di un popolo alla ricerca del colpevole di tutti i nostri mali, del disagio che esso soffre. La politica su questo argomento s’indigna ed urla al pericoloso ritorno dei miti della razza e del sangue e di un temibile e strisciante razzismo; ma poi la politica è di nuovo lì a riunirsi a fare affari acquisendo voti , per alleanze in Comune , in Provincia ed in Regione ( non parliamo poi del livello nazionale) per consolidare il proprio potere ed esercitarlo in modo da soddisfare gli appetiti di coloro i quali gli hanno garantito la rielezione in un sincronico ed amorale sinallagma. Non si sforzassero gli esperti sociologi a cercare nelle frasi della gente ragioni razziste, differenzialiste, etnocentriste ( Alain de Benoist docet). Ma convinciamoci tutti che ciò che succede tra gli uomini non è per caso. Se pensassimo invece, per un momento che i proclami xenofobi, antiuniversalisti, siano una strategia per distrarre la popolazione facendo sì che si crei un nemico ideale per dissimulare quello reale. Non sarebbe una novità. Abbiamo diversi precedenti storici sull’argomento. Durante il nazismo non mancavano dei consigli per la vita quotidiana e per un miglior sfruttamento delle risorse di cui disponevano le famiglie, che se da un lato li distraeva dall'affrontare tematiche più impegnative, dall' altro dava l'impressione di un concreto aiuto a chi era in difficoltà, soprattutto a partire dall' inverno del 1944 in piena guerra. Così è già stato con la politica della strategia della tensione con gli attentati di Stato per i quali il terrorismo era l’unico nemico, mentre la rete degli affari della politica continuava a stendersi impietosa ed implacabile ed ne era coresposnsabile. Mimetismo, strategia dell’inganno. Ci sarà anche un senso di disagio da integrazione razziale, ma l’attenzione andrebbe spostata verso i veri stranieri , che sono coloro che non tengono al nostro Stato , al benessere dei cittadini, che non sono integrati con i bisogni della popolazione, che nulla fanno per garantire il meglio per il territorio e nulla per preservarlo. Oggi i veri stranieri sono tutti questi politici, sono i vertici delle nostra pubbliche amministrazioni, degli ospedali, degli uffici pubblici sono gli uomini di Stato. Queste persone sono straniere perché non abitano nell’idea di ciò che dovrebbe essere l'uomo nuovo : “ (…)l’uomo nuovo, sostanza cellulare pel moto di risveglio, sarà antiborghese e si differenzierà dalla generazione precedente, è per la sua insofferenza per ogni forma di retorica e di falso idealismo, per tutte quelle grandi parole che si scrivono con la lettera maiuscola, per tutto ciò che è soltanto gesto, frase ad effetto, scenografia. Essenzialità, invece, nuovo realismo nel misurarsi esattamente coi problemi che si imporranno, nel far sì che valga non l’apparire, bensì essere, non il ciarlare, bensì il realizzare, in modo silenzioso ed esatto (…) quell’ élite la quale, in una raccolta intensità, definisca secondo un rigore intellettuale ed un’assoluta intransigenza l’idea, in funzione della quale si deve essere uniti, ed affermi questa idea soprattutto nella forma dell’uomo nuovo, dell’uomo della resistenza, dell’uomo dritto fra le rovine. Se sarà dato andar oltre questo periodo di crisi e di ordine vacillante e illusorio, solo a quest’uomo spetterà il futuro”.
Allora chi sono i veri stranieri ?

mercoledì 29 dicembre 2010

AIUTATECI A VIVERE SALERNO IN BICICLETTA !!!
Le amministrazioni locali di Salerno hanno l’obbligo di provare e riprovare a spingere i cittadini salernitani all’uso quotidiano della bicicletta. Incalzare in quest’opera di proselitismo significa per il centro città di Salerno realizzare gli stessi effetti benefici di una raccolta differenziata , proprio perché la situazione smog e traffico è diventa insostenibile, Ed allora immaginiamo per un attimo che gli abitanti di Salerno, o di chi vive in quasi centro, nonché i non residenti che vengono in città prendendo la macchina e, trovino disponibili dei punti di noleggio bici, segway e similari; ed immaginiamo , presupposta una mappa di percorsi ciclabili – esagerando – ma all’inizio anche senza, ma che comunque i più lasciano la macchina e prendendo la bici per andare in Tribunale, al Comune in provincia per shooping ed altro con un servizio sponsorizzato dal Comune di Salerno che vi permette di usare le biciclette gratuitamente pagando una tassa annuale di 12,50 Euro come a Firenze. E parallelamente l’Amministrazione Comunale inizi un percorso di scolarizzazione volto a favorire sempre più l’utilizzo della bicicletta fornendo ai cittadini diversi e numerosi servizi. Iniziando a far attraversare la nostra città da piste ciclabili, pensando ad itinerari strategici, dotando la città di un servizio sempre più capillare di noleggio, velo stazione, una segnaletica moderna e le rastrelliere antifurto. I risultati? 1) Una maggiore mobilità essendo la bici un mezzo accessibile a tutti e utilizzabile da tutti per la sua facilità di guida, non ha problemi di parcheggio e si muove anche entro zone pedonali. 2) La bici concorre alla riduzione del traffico e infatti se un certo numero di cittadini motorizzati passassero al non-motorizzato, ci sarebbe una forte diminuzione delle auto circolanti e una corrispettiva riduzione del traffico. 3) La diminuzione dello stress e soprattutto dei chili in più con grande gioia del cuore e dell’apparato respiratorio. 4) Sensibile riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico e quindi l’eventuale scelta di una politica a favore delle due ruote apporterebbe minori costi in termini di spese sanitarie e per l’ambiente che non avrebbe bisogno più degli interventi per la limitazione delle emissioni come l’interruzione della circolazione veicolare in determinati periodi. 5) La bici causa incidenti di lieve entità (casomai li subisce), ha un ridotto consumo di spazio e in questo periodo dove non si trova più un varco tra una auto e l’altra, neanche per attraversare con un passeggino ( e le mamme lo sanno benissimo), la bici potrebbe rappresentare un’ottima soluzione per risolvere questo essenziale problema e costituire così anche un buon investimento. 6) La bici ha una velocità almeno pari a quelle delle auto in città. Infatti nelle ore di punta un tragitto compiuto in macchina ha una velocità media inferiore ai 10 km/h mentre la bici, ove ne avesse la possibilità, si muove con velocità ben superiore e si può dire che il tempo impiegato si può calcolare come la velocità media moltiplicato per la distanza, dato che non ci sono tempi morti quali la ricerca del parcheggio. 7) Le due ruote ecologiche sono economiche da acquistare, mantenere e utilizzare. Questo è un vantaggio non solo personale ma anche a livello pubblico per le amministrazioni che desiderano incentivare l’uso della bici. Infatti la costruzione delle piste ciclabili ha un costo di gran lunga inferiore rispetto alle strade : investire nel campo della mobilità ciclistica si tradurrebbe in un risparmio per le casse pubbliche e in un aumento del numero degli utenti delle due ruote non motorizzate che sarebbero attirati da una rete più efficiente ed estesa. Oramai da anni giro in bici per Salerno e dintorni e vi posso assicurare che la società dell’automobile è il passato, il futuro è la bicicletta anche se gli urbanisti ed i sindaci di molte città trovano difficoltà ad accorgersene.
Ci provate ?

giovedì 16 dicembre 2010


Salerno e i firmatari del MANIFESTO DELLA RAZZA
Tra i vantaggi che ci sono di girare ESCLUSIVAMENTE in bicicletta per Salerno è quello di poter osservare quello che ti circonda con estrema calma e senso di contemplazione, però questa mi è sfuggita e me l'ha segnalata Mauro che ha scoperto che nei pressi del GS zona san leonardo c’è una traversa intitolata a Sabato Visco . Molti diranno e chi è ? Beh , scopriamolo insieme. Sabato Visco nato a (Torchiara, 9 aprile 1888 – Roma, 1º maggio 1971) è stato un fisiologo e politico italiano, illustre nutrizionista. E fin qui tutto bene poi si scopre che fu uno dei sostenitori della politica razzista in Italia durante il regime fascista. Che i suoi successi accademici furono legati all’aver partecipato all'impresa di Fiume, e successivamente deputato fascista. Nel 1931 fu nominato professore ordinario di fisiologia generale nell'Università di Roma, succedendo a Giulio Fano, fu poi preside della Facoltà di Scienze dell'Università di Roma, segretario del Comitato Biologico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, fondatore (nel 1936) e direttore dell'Istituto Nazionale di Biologia (attuale Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei/Accademia d'Italia. Il Magnifico Visco svolse un ruolo di primaria importanza nella politica razziale del regime fascista: fu primo firmatario del «Manifesto degli Scienziati razzisti» (15 luglio 1938). Partecipò alla fondazione della rivista La difesa della razza . In un intervento alla Camera, nella primavera del 1939, Visco dichiarò che l'università italiana perdeva i docenti ebrei «con la più serena indifferenza», e che anzi ne guadagnava in «unità spirituale». Il 4 gennaio 1946, a fascismo finito, una commissione di epurazione, presieduta da Benedetto Croce e Vincenzo Rivera, lo dichiarò decaduto dall'Accademia dei Lincei . Visco riottenne , poi, la cattedra di fisiologia, la presidenza della facoltà di Scienze all'università di Roma e la direzione dell'Istituto nazionale della nutrizione, grazie all'abilità nel trovare appoggi all'interno dei maggiori partiti politici italiani riciclandosi come antifascista. Per diverse ragioni sarebbe meglio togliere la titolazione della stada salernitana a Sabato Visco e forse una maggiore attenzione da parte dei comunali , non guasterebbe. Si dia una rilettura dei 10 punti apparsi sulla rivista "La Difesa della razza" del marzo 1942. 1. Le razze umane esistono. 2. Esistono grandi razze e piccole razze. 3. Il concetto di razza è puramente ideologico. 4. La popolazione dell'Italia attuale è ariana. 5. La composizione razziale dell'Italia è immutata da un millennio. 6. Esiste ormai una pura razza italiana. 7. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. 8. È necessario fare una netta distinzione tra Mediterranei, Orientali e Africani. 9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. 10. Nessun ibridismo deve contaminare la pura razza italiana.
Ed io mi trovo spesso a dover difendere uomini come Julius Evola proprio contro questi "CELEBRATORI"? Quanto meno Evola è rimasto coerente con il suo pensiero fino alla fine dei suoi giorni. E forse è proprio questo il problema.

lunedì 13 dicembre 2010

Caro Sindaco Babbo Natale – on. Vincenzo De Luca , vorrei , nella mia letterina che si realizzassero alcuni desideri per cose che non riguardano solo me, ma coinvolgono tutti gli abitanti del Carmine . 1) Vorrei che via Giovanni Centola – trav. PIO XI – fosse più illuminata visto che sono rimasti solo due punti luce , su 4 , ed uno di questi funziona ad intermittenza= totale un solo punto luce; 2) Vorrei che sul marciapiede di via Giovanni Centola, 4 non parcheggiassero più le macchine perché , tutti gli abitanti per accedere alla proprie abitazioni devono camminare in mezzo alla strada. I vigili fanno ogni tanto qualche multa, ma riparcheggiano puntualmente , quindi vorrei che fossero messi dei dissuasori. 3) I marciapiedi sono abbastanza grandi in via Centola per mettere i dissuasori - cfr. zona Tortorella - quindi il capo dell’Ufficio tecnico, che pare abbia detto che la cosa non si può fare, ha un metro troppo flessibile. 4) Vorrei che si allagasse il marciapiede di via PIO XI dove quanto passano macchine ed autobus, tra l’altro ad alta velocità e per pochi centimetri i pedoni, da soli e/o con passeggini non vengono investiti. Presto o tardi ci scapperà il morto. 5) Vorrei che vi fosse più controlli di pubblica sicurezza davanti alla UILDM dove si attardano ubriachi extracomunitari di origine rumena e russa al punto da diventare molesti. 6) Vorrei che fosse riaperto il passaggio dalla UILDM che porta in zona APOLLO impedirebbe il transito all’interno dell’ASL di Via Vernieri, che presto verrà chiuso ed obbligherà i cittadini e gioventù scolastica a fare un lungo giro nel traffico, quando poi i lavori all’interno del centro pare, l’abbiamo pagato con i soldi nostri. Ora. Seppure non sono stato buonissimo di certo , in compensazione lo sono stati le centinaia di anziani e bambini che vivono sul Carmine . Ed allora a me il carbone ed a tutti gli altri i desideri realizzati?

domenica 5 dicembre 2010

DE LUCA:.....ACQUA.
In questi giorni a Salerno affissi ai muri della città ci sono manifesti d'informazione e sensibilizzazione sulla gravità delle decisioni politiche in materia di privatizzazione della gestione degli impianti per l’erogazione dell’acqua, ma più efficaciemnte dobbia dire “ PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA”.Cosa dice la quasi legge: se gli impianti restano un Ente pubblico, ci si muove nell’ambito del diritto pubblico appunto, una SpA, anche se a totale capitale pubblico, rientra in quello del diritto privato – bilanci in pareggio e profilo welfare - ; mentre se la gestione diviene privatizzata la conseguenza è l’ aumento delle tariffe. L'esempio più eclatante è la Toscana, regione in cui numerosi comuni hanno affidato la gestione del SII a società miste che, puntando all'ottenimento del massimo guadagno, hanno aumentato le tariffe, diminuito la manutenzione e ridotto gli organici. Il risultato è che tra le prime 3 città per le bollette più care, 2 sono toscane cioè Arezzo e Prato. L’acqua è un bene comune dell’umanità, un bene pubblico che appartiene a tutti, non una fonte di ricchezza per imprenditori e società. L’unico modo per impedire questo processo, è presentare in comune una proposta di delibera in cui si chiede di riconoscere che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. Questa definizione è pienamente legittima, in quanto l’Unione Europea demanda ai singoli Stati membri, il fatto di definire quali siano i servizi a rilevanza economica e quali privi di rilevanza economica, e la normativa del nostro Paese non si è mai pronunciata esplicitamente in questa direzione. Con tale operazione, il Comune avrà la potestà di decidere quale forma gestionale intenderà adottare per la gestione del servizio idrico in quanto servizio privo di rilevanza economica, en quindi, scegliere di affidarlo direttamente ad un’Azienda speciale consortile da esso costituita. E' necessario che la considerazione di tutti noi verso questo problema sia altissima, in quanto molte multinazionali hanno da diversi anni posto in essere strategie su questa risorsa immensa, che è l'acqua. Leggete sulla rivista di geopolica Eurasia un articolo di Carlos A. Pereyra Mele e le manovre degli stati burrattini delle multinazionali sul problema dellìacqua come patrimonio dell'umanità. Nel prossimo intervento vi informerò del seguito.

venerdì 19 novembre 2010

150 ANNI D’UNITA’ D’ITALIA: E LI CHIAMARONO …BRIGANTI. L'Unità d'Italia fu perseguita e conseguita - ha detto il Capo dello Stato nell'intervento a Genova, 'Per l'Unità d'Italia. Verso il 150° anniversario della fondazione dello Stato nazionale' - attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l'intreccio di componenti moderate e componenti democratico rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l'attraversarono". Ma questa è la storiografia ufficiale che ha sempre nascosto la verità su come sia stata raggiunta l’unità d’Italia, invece sarebbe ora che, cominciando dalle scuole, si portasse a conoscenza “la storia dalla parte dei vinti” e si trasgredisse all’incipit secolare che la storia la scrivono , come nel nostro caso i piemontesi.
Un passo avanti per la cultura italiana ed un riflesso che renderebbe più comprensibile il divario tra nord e sud che oggi sempre più sentito, rendendo merito alla memoria degli uomini che hanno lottato, durante l’unità, affinché il processo di unificazione non fosse un processo d’invasione.
Ma così non fu e si sviluppo il brigantaggio come fenomeno d’INSORGENZA. E' proprio da qui che inizia la vera storia. Il meridione, fu conquistato con le angherie degli "invasori", contro un popolo che nutriva amore per il fuggitivo Re Francesco II, per la nascita di nuove tasse , imponendo leggi e costumi che nulla aveva a che fare con le tradizioni locali. L'unità fu una guerra civile dalla violenza inaudita (si parla di oltre 700.000 morti) che vedeva contrapposti i briganti, così definiti dall'invasore, meglio i PATRIOTI MERIDIONALI, all'esercito sabaudo. I Manzo, i Donatelli, i Crocco, i Tranchella e tanti altri riuscirono ad organizzare ed a guidare la resistenza del popolo del mezzogiorno, restistendo agli invasori con contadini, fattori, piccoli possidenti e nobili del luogo. Essi, non disponevano di armi e solo alcuni di loro erano addestrati ad una disciplina militare; il loro è un movimento spontaneo che contava su risorse finanziarie molto scarse, animato essenzialmente dalla volontà di difendere il proprio mondo dalle razzie, stupri, incendi,soprusi degli “unitari”. L’annessione del meridione fu segnata da atrocità che l'esercito piemontese perpetrò nei confronti delle popolazioni meridionali attraverso eccidi di massa, compiuti in nome del diritto di rappresaglia e la decapitazione di alcuni briganti, le cui teste furono messe in mostra a monito delle popolazioni locali. Una legge venne varata appositamente per coloro che insorgevano contro il nuovo ordine, la legge Pica, secondo cui era passibile di fucilazione immediata chiunque fosse accusato di aver complottato contro i piemontesi. La decisione veniva presa a totale discrezione delle autorità militari, anche in presenza di semplici indizi e senza alcuna prova concreta. Il fenomeno delle insorgenze antipiemontesi non divenne mai un vero e proprio moto insurrezionale con concrete possibilità di vittoria perché mancavano le risorse finanziarie che potessero garantire addestramento ed equipaggiamento necessari. Da un diario di un ufficiale sabaudo: “Entrammo in un paese e subito incominciammo a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitavano...”. Pontelandolfo, paese del beneventano, fu letteralmente raso al suolo. Anche la storiografia corrente ha riconosciuto che la repressione contro il Brigantaggio ha fatto più vittime di tutte le altre guerre risorgimentali messe insieme. Ma c'è di più, purtroppo... veri e propri campi di concentramento, il più temibile quello di Fenestrelle, fortezza situata a quasi duemila metri di altezza sulle montagne piemontesi, sulla sinistra del Chisone, faceva tanto spavento come la relegazione in Siberia. Ufficiali, sottufficiali e soldati (tutti quei militari borbonici che non vollero finire il servizio militare obbligatorio nell'esercito sabaudo, tutti quelli che si dichiararono apertamente fedeli al Re Francesco II, quelli che giurarono aperta resistenza ai piemontesi) subirono il trattamento più feroce. La liberazione avveniva solo con la morte ed i corpi venivano disciolti nella calce viva collocata in una grande vasca situata nel retro della chiesa che sorgeva all'ingresso del Forte. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo, affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti. Ancora oggi, entrando a Fenestrelle, su un muro è visibile l'iscrizione: "Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce" (ricorda molto le scritte dei lager nazisti). Già nel 1862 nel mese di ottobre, essendosi fatta insostenibile la sistemazione dei prigionieri di guerra e dei detenuti politici, con la deportazione degli abitanti d'interi paesi, con le "galere" piene fino all'inverosimile, il governo piemontese diede incarico al suo ambasciatore a Lisbona di sondare la disponibilità del governo portoghese a cedere un'isola disabitata dell'Oceano Atlantico, al fine di relegarvi l'ingombrante massa di molte migliaia di persone da eliminare definitivamente. L'aspetto più indecente di questa vicenda è che sullo sfondo c'è una storia di debiti di guerra (Cavour ne fece tre in dieci anni!) a cui si sommavano anche quelli per comprare proprio quei cannoni a canna rigata che permisero la vittoria sull'esercito borbonico. Il Piemonte era indebitato con Francia e Inghilterra ed il regno borbonico rappresentava una vera e propria miniera d'oro per la borghesia espansionistica piemontese e per gli affaristi internazionali. Le riserve auree del Regno delle Due Sicilie, (ben 500 milioni contro i 100 milioni dei piemontesi) avrebbero permesso di stampare carta moneta per circa tre miliardi: una vera e propria manna se a ciò si aggiungono le nuove tasse imposte ai 9 milioni di abitanti, i risparmi, le terre ed i beni sottratti alle autorità ecclesiali destinati allo sviluppo dell'agricoltura padana. Tutto in nome dell'unità d'Italia. Nel 1861, infatti, si contavano soltanto 220mila italiani residenti all’estero; nel 1914 erano 6 milioni. È inquietante, se si pensa che la popolazione dell’ex Regno napoletano era composta da 8 milioni di persone. L’esercito sardo aveva avuto la propria vittoria, ma non così il regno d’Italia: i briganti non erano distrutti, avevano solo trovato un’altra forma di resistenza, l’emigrazione. Un caso curioso di repressione moderna è sul film del 1999 di Pasquale Squitieri dal titolo "Li chiamarono... briganti!" nel quale restituisce dignità e valore a quegli uomini ed a quelle donne del sud che scelsero di pagare con la propria vita l'amore per la propria terra, la famiglia, la patria e la fede. Un film che mette a nudo, per la prima volta, la realtà, ufficialmente mai riconosciuta come tale, di una precisa volontà di sterminio. E se questo film lo proiettassimo nelle scuole di Salerno visto che è stato tolto dal commercio perché giudicato politicamente scorretto?

mercoledì 10 novembre 2010




DE LUCA:  LE LUCI D'ARTISTA ED IL NEO-PAGANESIMO

Sabato 6 novembre alle ore 19.00 in giro per Salerno, come gran parte dei cittadini residenti e non,  sono andato a dare uno sguardo alle luci d’artista del sindaco De Luca. Sarei un ipocrita se non ammettessi che lo spettacolo c’è e si vede, come altrettanto ipocrita se non vi partecipassi i primi pensieri che mi sono venuti in mente. Lontani da un natale cristiano il rito delle luci d’artista si esprime in arti magiche e possiamo anche azzardare , in una miscellanea di esoterico astrologico. Simbologie con unicorni, draghi,  pianeti , stelle, galassie, costellazioni elioteimo . Personalmente la cosa non è che mi dispiaccia,  ma che i vertici ecclesiastici salernitani con associazioni, congreghe, movimenti non abbiano sollevato alcun grido di protesta mi pare troppo sospetto. E' possibile che non se ne siano accorti; oppure preso coscienza hanno preferito l'arte del silenzio.  Ora vi partecipo due mie riflessioni: una sul rito delle luci d'artista  e una sui simboli magici. Leggete cosa scrive un attento studio della TRADIZIONE sul rito. “ (…) ciò che faceva aumentare l’influenza trascendente del capo era il rito. Il rito cemento originario delle organizzazioni piccole e grandi ed era prerogativa dei patres , dei capi famiglia. Stabilire delle ritualità sono le prime cose che dimostrano il governo dell’impero, seppure volessimo degradare il concetto di rito a cerimonia ( ndr. non cambia molto ). Infatti, Cerimoniae era il termine specifico con il quale si designavano le arti magiche”. Il simbolismo magico ed i significati esoterici. Nella parata di luci si presenta : IL DRAGO = Un drago non è una fantasia oziosa. Quali che possano essere le sue origini, nella realtà o nell'invenzione, nella leggenda il drago è una potente creazione dell'immaginazione, più ricca di significato che il suo tumulo d'oro(John Ronald Reuel Tolkien); L’Unicorno = conosciuto anche come liocorno, una creatura magica possente e giusta.Le sue zone di origine sono i boschi incantati, dove le sorgenti sono innumerevoli, dove le cascate scendono copiose e gli alberi millenari parlano con il vento.La leggenda si pensa che sia nata dal ritrovamento di corni a spirale dei Navari (mammiferi marini con solo due denti, uno dei quali, nei maschi, è lungo fino a due metri!) morti portati a riva dalle onde.; L'albero di Yggorasill = Sostegno e impalcatura ai nove mondi, nella cosmologia nordica, è un frassino, simbolo sempreverde dell'eterno fluire della vita attraverso i livelli dell'esistenza. Un albero attorno a cui lo spazio astronomico e il tempo cosmico si fondono nella nozione di un destino ineluttabile. I^, II^ e III^ radice dove, ad una delle quali Odino vi perse un occhio.; Fate = creature leggendarie presente nelle fiabe o nei miti di origine principalmente italiana e francese, ma che trova comunque figure affini nelle mitologie dell'Europa dell'Est. Nell'originale accezione dell'Europa meridionale è totalmente sovrannaturale, cioè non ha nulla di umano se non l'aspetto.
Elioteismo= Forma di religione naturalistica, al cui centro c'è il culto del Sole come unica o suprema divinità.
Siamo di fronte ad una forma di messaggio neo-pagano, di culti misterici, esoterici.??? Questo è il messaggio, oltre le luci, nella preatmosfera natalizia salernitana???. La vera novità forse stà proprio in questa totale scomparsa della simbologia cristiana e dell'affermazione di una autonomia non laica , ma pagana. Ed i cristiani ? Forse condannati al silenzio... da ODINO.